Come funziona il primo colloquio con uno psicologo
(e perché non devi portarti gli appunti come a un esame)
C’è chi si prepara per il primo colloquio psicologico come se dovesse sostenere l’esame di maturità: scrive una scaletta, ripassa i traumi in ordine cronologico, si chiede se è meglio iniziare “dall’infanzia o da ieri”. Bene: si può anche solo entrare e dire “non so bene da dove iniziare”. Va benissimo così.
Cerchiamo di sfatare qualche mito.
Mito 1: “Devo arrivare con le idee chiare”
Se avessi già le idee chiare probabilmente non saresti lì. Come diceva più o meno Albert Einstein, non si può risolvere un problema con lo stesso livello di pensiero che lo ha creato. Nel primo colloquio il mio compito non è valutare quanto sei “preparato”, ma capire insieme a te di cosa hai bisogno. Puoi arrivare con le idee chiarissime o con un groviglio informe: funziona in entrambi i casi.
Nessuno ti chiederà di avere le idee chiare.
Altrimenti che ci stiamo a fare io e te?
Mito 2: “Mi giudicherà”
No. Il primo colloquio è più simile a un’intervista conoscitiva che a un processo. Ti faccio domande, ascolto, a volte prendo qualche appunto (non sto giudicando la tua calligrafia mentale, tranquillo). Se hai in mente la classica scena da film in cui il paziente è steso su un lettino e lo psicologo resta in silenzio ad annuire ogni tanto: rilassati, non è quello. È più una chiacchierata seria che un interrogatorio.
Mito 3: “Devo raccontare tutta la mia vita in 50 minuti”
Assolutamente no. Un colloquio psicologico non è una gara di velocità autobiografica. Puoi parlare di quello che senti urgente oggi, non serve l’indice completo della tua esistenza. Se conosci il film d’animazione Pixar ambientato dentro la testa di una bambina, con le emozioni che litigano ai comandi: ecco, non serve presentarmi tutto il cast al gran completo al primo incontro. Bastano una o due emozioni protagoniste per cominciare.
Cosa succede davvero
In pratica:
• Ci si presenta (io mi presento come psicologa, ti spiego cosa posso offrirti e cosa no)
• Ti chiedo cosa ti ha portato a scrivermi, e da quanto tempo senti questo peso
• Parliamo un po’ della tua situazione attuale — lavoro, relazioni, quello che senti
• Alla fine, valutiamo insieme se e come proseguire: che tipo di percorso potrebbe essere utile, con che frequenza, e rispondo alle tue domande pratiche (tariffe, modalità, tempi)
Non c’è lettino, non c’è silenzio imbarazzante di 50 minuti, non ti chiedo “e questo cosa le suggerisce?” ogni tre frasi.
L’unica cosa che ti chiedo davvero
Non prepararti come se dovessi fare bella figura. Non esiste una versione “giusta” di te da portare al primo colloquio. C’è una nota canzone italiana molto nota che dice, in sostanza, che si può essere sé stessi senza corazze — ecco, prendila come suggerimento anche per la stanza di uno psicologo: nessuna corazza richiesta.

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